Rifare il sito senza perdere il posizionamento
Il momento in cui si distrugge più valore organico in assoluto. Con una preparazione corretta il calo si limita a poche settimane; senza, si perdono anni di lavoro.
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Ogni restyling comporta un calo temporaneo: Google deve rileggere e rivalutare il sito, e questo richiede settimane. La differenza tra una migrazione riuscita e un disastro non sta nell’evitare il calo, ma nella sua profondità e nella sua durata.
Prima del rilascio: la mappa degli indirizzi
È l’unica attività davvero indispensabile. Serve un elenco completo degli indirizzi attuali, con il traffico e i collegamenti in entrata di ciascuno, associato all’indirizzo corrispondente nel sito nuovo. Va costruita prima del rilascio, non dopo: recuperare l’elenco a posteriori è possibile ma molto più laborioso.
- Esportare tutti gli indirizzi da Search Console, dalla scansione del sito e dai log del server
- Ordinarli per traffico e per collegamenti ricevuti
- Associare a ciascuno la destinazione nel sito nuovo, pagina per pagina
- Per ciò che non ha corrispondenza, scegliere la pagina più vicina per argomento, mai la home
- Preparare i reindirizzamenti permanenti prima della pubblicazione, non dopo
Le verifiche sull’ambiente di collaudo
- Il sito di collaudo deve essere chiuso ai motori, ma il blocco va rimosso al momento del rilascio: è l’errore più comune in assoluto
- Controllare che nessuna pagina del sito nuovo erediti tag noindex dall’ambiente di prova
- Verificare che gli indirizzi canonici puntino al dominio definitivo
- Controllare i dati strutturati, che spesso si perdono nel passaggio di piattaforma
- Confrontare i contenuti: molte migrazioni accorpano pagine e perdono testo senza che nessuno se ne accorga
Il giorno del rilascio
Conviene pubblicare all’inizio della settimana e mai prima di un periodo di picco commerciale. Subito dopo il rilascio vanno verificati a campione i reindirizzamenti principali, inviata la nuova sitemap e richiesta la scansione delle pagine più importanti.
Le quattro settimane successive
Il monitoraggio quotidiano della copertura è ciò che distingue un calo fisiologico da un problema. Un aumento improvviso degli errori 404, o pagine che passano allo stato «rilevata ma non indicizzata», sono segnali da affrontare subito. Aspettare tre mesi «per vedere come va» è il modo più comune di trasformare un problema piccolo in uno grande.
Un calo del venti-trenta per cento nelle prime due settimane è normale. Un calo del sessanta per cento non lo è, e non si sistema da solo.
SEO tecnica: la parte che decide se tutto il resto funziona
Le domande che ci fanno sulle migrazioni di sito
Se la vostra non è in elenco, scrivetecela: rispondiamo entro ventiquattro ore.
Con la mappa dei reindirizzamenti fatta bene, un calo del venti-trenta per cento nelle prime due settimane è fisiologico e rientra entro sei-otto settimane. Oltre il cinquanta per cento non è fisiologico: significa che qualcosa nei redirect, nell’indicizzazione o nei contenuti non ha funzionato, e non si sistema aspettando.
Sì, ed è di gran lunga la scelta più sicura: nessun reindirizzamento da sbagliare e nessuna autorità da far transitare. Cambiare la struttura degli indirizzi ha senso solo se quella attuale è davvero un problema, non perché il gestionale nuovo li genera diversi. Se la piattaforma vi impone un formato diverso, chiedete se è configurabile: spesso lo è.
Il più a lungo possibile, e comunque almeno un anno. Google consolida i segnali del vecchio indirizzo nel nuovo in qualche settimana, ma i collegamenti esterni e i segnalibri continuano a puntare alle vecchie pagine per anni. Rimuovere i redirect dopo qualche mese è un modo silenzioso di buttare via il lavoro appena fatto.
Quelle che ricevono collegamenti da altri siti, sì: il traffico è zero ma l’autorità che trasmettono no. Per il resto conviene ragionare per gruppi e reindirizzare alla pagina più vicina per argomento. L’unica cosa da non fare mai è il reindirizzamento di massa verso la home: Google lo tratta come un errore 404 mascherato.